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PEMFIGO FOLIACEO

 

Cosa è il pemfigo foliaceo e chi colpisce

Il pemfigo foliaceo è una malattia bollosa autoimmune rara, considerata una varietà ad evoluzione benigna del pemfigo. E’ caratterizzata dalla perdita di adesione intercellulare dei cheratinociti localizzati negli strati superiori dell’epidermide (Stanley and Amagai, 2006). Ciò comporta la formazione di tipiche bolle e vescicole superficiali, non dolorose, che in tempi successivi possono trasformarsi in erosioni squamose, crostose e pruriginose, spesso su una base eritematosa (Di Zenzo et al, 2016).

Il pemfigo foliaceo colpisce individui di tutte le razze, età e sesso; si manifesta più frequentemente in persone tra i 50-60 anni ed ha incidenza inferiore a quella riportata per il pemfigo volgare (2-10 casi per anno per milione di persone) (Langan et al, 2008).

 

Sintomi e caratteristiche cliniche del pemfigo foliaceo

Nel pemfigo foliaceo, in cui il coinvolgimento delle mucose è minimo o nullo, piccole bolle superficiali e piene di liquido si formano inizialmente sul tronco con possibile successiva estensione anche in altre aree cutanee (Nousari and Anhalt, 1999). Le bolle formandosi negli strati superiori dell’epidermide si rompono molto facilmente facendo osservare piccole erosioni. Sul viso, sul cuoio capelluto e sul tronco superiore, in particolare nella regione intermammaria, le lesioni sono spesso squamose e crostose su una base rossa e infiammata; si può avvertire una sensazione di bruciore o dolore localizzato. Oltre alla formazione delle bolle, il disturbo si caratterizza anche per la presenza del segno di Nikolsky , per il quale il semplice sfregamento di una zona di cute apparentemente sana comporta l’insorgenza di una nuova vescicola.

La malattia tende a decorrere per lunghi periodi di tempo, ma il paziente si trova sempre in condizioni generali di salute soddisfacenti. Raramente può verificarsi una remissione spontanea della malattia, ma in genere le lesioni tendono a persistere per mesi o anni.

 

Eziopatogenesi del pemfigo foliaceo

Il pemfigo foliaceo è causato dall’attacco da parte di autoanticorpi alla proteina desmogleina-1, presente nei desmosomi che permette alle cellule dell’epidermide, i cheratinociti, di aderire l’una all’altra (Ishii et al, 2008). Tale legame causa acantolisi, cioè il distacco tra i cheratinociti e conseguente degenerazione cellulare. Nella maggior parte dei casi gli autoanticorpi sono immunoglobuline di tipo G (Yoshida et al, 2017) ma nel pemfigo foliaceo ad IgA gli autoanticorpi sono di tipo A. In particolare il legame delle IgG causa il distacco tra cheratinociti attraverso la diretta inibizione dell’interazione della Dsg1 espressa su cellule diverse che induce l’attivazione di risposte cellulari secondarie (Waschke et al, 2005), come l’attivazione della proteina chinasi C seguita dalla deplezione della desmogleina di membrana (Kitajima, 1999). Il desmosoma indebolito per la riduzione della desmogleina di membrana porterà alla perdita di adesione cellula-cellula.

Il pemfigo foliaceo endemico o Fogo selvagem che per lo più si manifesta nel Sud America, invece, sembra essere provocato da fenomeni di mimesi molecolare in cui gli anticorpi del paziente si rivolgono verso antigeni presenti in insetti ematofagi endemici appunto in quelle zone e quindi per crossreattività verso la desmogleina 1. Anche farmaci quali penicillamina, nifedipina, captopril, enalapril o farmaci anti-infiammatori non steroidei sono stati riportati come possibili induttori di pemfigo foliaceo (Stanley, 1993), la cui manifestazione si riduce del 50% quando il farmaco viene interrotto.

 

Diagnosi del pemfigo foliaceo

La diagnosi richiede generalmente una biopsia cutanea. L’esame istologico mostra la presenza delle cellule acantolitiche e la bolla intraepiteliale negli strati superiori dell’epidermide. Il gold standard per la diagnosi è l’immunofluorescenza diretta delle sezioni cutanee di tessuto perilesionale che rivela un deposito di anticorpi IgG e/o componenti del complemento (C3) nello spazio intercellulare (Yeh et al, 2003). La presenza di autoanticorpi circolanti può essere rilevata e misurata utilizzando vari saggi sierologici, tra cui l’immunofluorescenza indiretta che utilizza come substrato l’esofago di scimmia e il saggio di immunoassorbimento legato ad enzima (ELISA) mediante il quale si evidenzia la presenza nei sieri dei pazienti di anticorpi che legano la desmogleina 1, Il titolo anticorpale generalmente correla con l’attività di malattia e fornisce al medico elementi utili per un corretto e puntuale trattamento della malattia (Yeh et al, 2003).

 

Trattamento del pemfigo foliaceo

In alcuni pazienti può verificarsi una remissione spontanea mentre in altri la malattia può persistere per diversi anni. L’obiettivo principale del trattamento è prevenire nuove aree dallo sviluppo di infezioni e promuovere la guarigione delle aree colpite. Per i casi lievi di pemfigo foliaceo il trattamento topico con corticosteroidi e antibiotici è di solito sufficiente; per i casi più gravi il trattamento è simile a quello utilizzato per la cura del pemfigo volgare.

 

Sperimentazioni cliniche di nuovi farmaci in corso per la cura del pemfigo foliaceo

 

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Referenze

 

Di Zenzo G, Amber KT, Sayar BS, Muller EJ, Borradori L. Immune response in pemphigus and beyond: progresses and emerging concepts. Semin Immunopathol 2016;38:57-74

Ishii K, Lin C, Siegel DL, Stanley JR. Isolation of Pathogenic Monoclonal Anti-Desmoglein 1 Human Antibodies by Phage Display of Pemphigus Foliaceus Autoantibodies. J Invest Dermatol 2008;128:939-48

 

Kitajima Y, Aoyama Y, Seishima M. Transmembrane signaling for adhesive regulation of desmosomes and hemidesmosomes, and for cell cell datachment induced by pemphigus IgG in cultured keratinocytes: involvement of protein kinase C. J Investig Dermatol Symp Proc 1999;4:137-144

Langan SM, Smeeth L, Hubbard R et al. Bullous pemphigoid and pemphigus vulgaris — incidence and mortality in the UK: population based cohort study. BMJ 2008;337:a180

Nousari HC, Anhalt GJ. Pemphigus and bullous pemphigoid. Lancet 1999;354:667-672

 

Stanley JR. Pemphigus. In Fitzpatrick TB, Eisen AZ, Wolff K, et a1 (eds): Dermatology in General Medicine, ed 4. New York, McGraw-Hill, 1993: pp606-615

 

Stanley JR, Amagai M. Pemphigus, bullous impetigo, and the staphylococcal scalded-skin syndrome. N Engl J Med 2006;355:1800–10

 

Waschke J, Bruggeman P, Baumgartner W, Zillikens D, Drenckhahn D. Pemphigus foliaceus IgG causes dissociation of desmoglein 1–containing junctions without blocking desmoglein 1 transinteraction. J Clin Invest 2005;115:3157-65

 

Yeh SW, Ahmed B, Sami N, Ahmed AR. Blistering disorders: diagnosis and treatment. Dermatol Ther 2003;16:214-223

 

Yoshida K, Ishii K, Shimizu A et al. Non-pathogenic pemphigus foliaceus (PF) IgG acts synergistically with a directly pathogenic PF IgG to increase blistering by p38MAPK-dependent desmoglein 1 clustering. J Dermatol Sci 2017;85:197-207

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