Desmogleine: cosa sono (e dove fare gli esami)

DESMOGLEINE

Quanto sono importanti le Desmogleine in un paziente affetto da Pemfigo Volgare o Foliaceo?? e quanto sono importanti gli esami Antidesmogleina 1 e 3??

La Desmogleina è la proteina essenziale che mantiene insieme le cellule epiteliali adiacenti, mantenendo intatta l’epidermide.

Ne esistono diversi tipi, localizzate in modo differente nei vari strati dell’epidermide, sono di fondamentale importanza perchè una corretta combinazione previene il distacco delle cellule tra loro interconnesse e conserva integra la cute. Nel Pemfigo invece si sviluppano degli anticopri chiamati Anti-Desmogliene che alterano i punti di contatto tra le cellule, disaggregando le une dalle altre.

Lo scopo della ricerca clinica è quello di rispondere a domande che riguardano il modo in cui ci prendiamo cura dei nostri pazienti. Questo processo consiste nello studiare i dati provenienti da un gran numero di pazienti affetti da una particolare malattia ed alla fine applicarne le conclusioni su di un unico paziente.

Lo studio del Dott. Abasq all’Ospedale Universitario di Rouen in Francia ha stabilito che i valori delle antidesmogleine 1 e 3 (Dsg1 e Dsg3) riportati dall’ELISA, che è uno dei tipi di esami per una diagnosi corretta (test sugli anticorpi legati agli enzimi immunoassorbenti) sono importanti per la valutazione di ricadute nel Pemfigo. Questo lavoro ha dato risposte significative che aiutano il medico nel trattamento di un paziente, ma allo stesso tempo ha anche creato nuove domande.

In questo articolo rivediamo le domande basilari sull’uso del test ELISA ed i suoi effetti nella cura di un paziente affetto da Pemfigo. e alla fine cercheremo di valutare come il lavoro del Dott. Abasq ci abbia aiutato nel rispondere a queste domande.

QUALI SONO LE CARATTERISTICHE CLINICHE, ISTOLOGICHE ED IMMUNOPATOLOGICHE DEL PEMFIGO?

I pazienti affetti da Pemfigo foliaceus (PF) hanno erosioni cutanee e bolle senza il coinvolgimento delle mucose e senza lesioni istologiche che vengono nell’epidermide superficiale, più particolarmente nello strato granulare. I pazienti affetti da Pemfigo vulgaris (PV) invece, hanno erosioni delle mucose e, nel 50% dei casi, lesioni cutanee. La spaccatura istologica dell’epidermide avviene nell’area sopra basilare. La caratteristica istopatologia del pemfigo (o “marchio di fabbrica”) è l’acontholysi ovvero la sepazione una dopo l’altra delle cellule epidermiche. La malattia può progredire interessando vaste aree e può essere fatale a seguito della perdita di fluidi o ad un’infezione.

Inizialmente i Dott. Beutner e Jordon descrissero la presenza di IgG che legano la superficie della cellula di keratinociti, come la osservarono da esemplari di siero di pazienti affetti da pemfigo. Successivamente gli stessi autori dimostrarono che le IgG erano legate “in vivo” alla superficie delle medesime cellule nei pazienti malati di pemfigo. Da allora si è supposto che questi anticorpi siano i responsabili dell’ acantholysi, che produce le bolle nel pemfigo. Un certo numero di studi successivi, usando l’immunofluorescenza indiretta, suggerirono che il numero degli anticorpi nel siero di un malato di pemfigo fosse correlato all’attività della malattia. Di conseguenza, lo studio di anticorpi nel siero di pazienti affetti da pemfigo, avrebbe permesso ai medici di monitorare meglio l’andamento della malattia, prevedere remissioni o peggioramenti e controllare gli effetti delle terapie.

Negli ultimi 20 anni la nostra conoscenza della malattia è costantemente migliorata ed ora siamo in grado di utilizzare lo studio sul siero di un paziente malato di pemfigo come una componente essenziale nel trattamento della malattia

GLI ANTICORPI CHE LEGANO LE CELLULE DEI KERATINOCITI SONO PATOGENI?

Nel 1982 il Dott. Anhalt fece degli esperimenti che furono delle pietre miliari. Egli riuscì a trasferire una frazione di IgG dal plasma di un malato di pemfigo ad una cavia. Le IgG si fissarono sulla superficie delle cellule keratinocitiche producendo l’acantholysi ovvero le lesioni sulla pelle della cavia. Solidi esperimenti scientifici indicarono che la superficie delle cellule degli anticorpi producevano l’acantholysi. Siccome Anhalt trasferì l’intera frazione IgG del plasma di pazienti affetti da pemfigo, non è stato possibile capire se cloni di queste cellule fossero patogeni cosicchè la risposta alla domanda è che alcuni anticorpi sono patogeni ma altri no.

Successivamente fu dimostrato che gli antigeni del PF e PV erano rispettivamente le glicoproteine 160-kDa e 130-kDa. Queste proteine furono chiamate desmogleine. Gli antigeni del PF e PV sono rispettivamente chiamate Dsg1 e Dsg3 e sono necessarie all’attaccatura delle cellule epidermiche una con l’altra.

GLI ANTICORPI ALLE Dsg1 e Dsg3 SONO PATOGENI ?

Il Dott. Amigai ha dimostrato che gli anticorpi alle Dsg1 e Dsg3 trasferiti su cavie provocano la malattia. Se le desmogleine vengono rimosse dal siero di un paziente, tramite immunoassorbimento, prima di iniettarlo nelle cavie, queste non saranno malate. Il Dott. Amagai ha analizzato la patogenicità di un vasto numero di cloni ed è arrivato alla conclusione che ci sono delle grosse differenze. Alcuni cloni sono altamente patogeni mentre altri non presentano una patogenicità identificabile. Si è dimostrato che gli anticorpi con maggiore patogenicità sono localizzati sul dominio EC1 dell’interfaccia adesiva delle molecole Dsg.

Altri studi hanno esaminato le sottoclassi delle IgG nel pemfigo.La sottoclasse IgG4 è patogena. Generalmente la sottoclasse IgG4 negli anticorpi è elevata nei pazienti con malattia attiva mentre si trova la sottoclasse IgG1 nei pazienti in via di guarigione e nei parenti in buona salute. Esaminare gli anticorpi IgG4 alle desmogleine può essere un metodo migliore per monitorare i pazienti.

La risposta alla domanda è che alcuni ma non tutti gli anti Dsg1 e Dsg3 sono patogeni.

ESISTONO NEL PEMFIGO ALTRI ANTICORPI CHE POSSONO ESSERE PATOGENI MA NON MISURABILI CON GLI ATTUALI TEST ANTI DGS1 E DGS3 ?

Il Dott. Grando ha accertato che gli anticorpi ai ricettori acethylcolini sulla superficie delle cellule keratinocitiche possono essere patogeni nei malati di pemfigo. Il test anti Dsg1 e Dsg3 non misura questi anticorpi, dovremmo poterli vedere tramite l’immunofluorescenza indiretta e l’ELISA sarebbe negativo. Non è stato così nello studio di Abasq ed altri studi hanno dimostrato una grande sensibilità del pemfigo ai test anti desmogleine.

Di conseguenza, anche se esistono altri potenziali anticorpi patogeni, la risposta alla domanda è che essi non possono essere misurati dal test Dsg1 e Dsg3.

QUAL’E’ L’UTILITA’ DELL’ATTUALE ELISA TEST?

Il test ELISA usato attualmente non differenzia gli elementi patogeni da quelli non patogeni. Individua, però, tutte le sottoclassi delle IgG. Inoltre, attraverso il test, si riesce a controllare l’andamento della malattia. La diminuzione del livello degli anticorpi è generalmente un buon segno mentre un aumento è un brutto segno. Generalmente il test è utile.

La mia raccomandazione è che il test ELISA venga eseguito sul paziente affetto da pemfigo tenendo presente tutto ciò che è stato detto fin qui quando si interpretano i risultati.Sono certo che nel futuro questi tests diventeranno più raffinati e più utili nel trattamento del malato.

John J. Zone, MDArch. Dermatol. 2009

Fonte: http://www.pemphigus.org