Cos’è il pemfigoide anti-p200 e chi colpisce | Pemfigo.it

PEMFIGOIDE ANTI-p200

 

Cosa è il pemfigoide anti-p200 e chi colpisce

Il pemfigoide anti-p200 è una rara malattia bollosa autoimmune della pelle caratterizzata dal legame di autoanticorpi ad una proteina da 200 kDa presente nella giunzione dermo-epidermica (Goletz et al, 2014), che corrisponde alla catena γ1 della laminina 311 e 511 (Dainichi et al, 2009). Descritta per la prima volta nel 1996 (Zillikens et al, 1996), ad oggi sono stati riportati più di 50 casi. L’incidenza della malattia sembra essere maggiore nei maschi rispetto alle femmine e colpisce prevalentemente soggetti con una età media di 70 anni (Goletz et al, 2014).

 

Sintomi e caratteristiche cliniche del pemfigoide anti-p200

Le caratteristiche cliniche del pemfigoide anti-p200 sono altamente variabili per cui possono essere confuse con quelle del pemfigoide bolloso, della dermatite bollosa ad IgA lineari, della dermatite erpetiforme e dell’epidermolisi bollosa acquista (Dilling et al, 2007; Wozniak et al, 2011). La maggior parte dei pazienti presenta placche eritematose, pruriginose, con bolle tese ed erosioni sul tronco e sulle estremità; talvolta sono presenti vescicole disposte anularmente in aree con eritema (Myers et al, 2011; Goto-Ohguchi et al, 2009). Generalmente le lesioni guariscono senza cicatrici e in alcuni casi è stata osservata la formazione di milia (Dilling et al, 2007). In circa il 20% dei pazienti c’è un coinvolgimento della mucosa orale e/o genitale mentre nel 30% dei casi pubblicati è stata descritta un’associazione con la psoriasi (Dainichi et al, 2010).

 

Eziopatogenesi del pemfigoide anti-p200

 

Il pemfigoide anti-p200 è causato dal legame degli autoanticorpi alla laminina γ1, sintetizzata dai cheratinociti epidermici e fibroblasti dermici (Hofmann et al, 2008). Prevalentemente gli anticorpi patogenetici sono dati dalle immunoglobuline di classe G, anche se è stata descritta la presenza di autoanticorpi di classe IgA (Watanabe et al, 2002). L’interazione antigene-anticorpo comporta il reclutamento e l’attivazione dei leucociti lungo la giunzione dermo-epidermica, con prevalenza di granulociti neutrofili (Salmhofer et al, 1997), con conseguente separazione del derma dall’epidermide (Vafia et al, 2012). Segue la formazione di una bolla subepidermica. I tentativi di dimostrare il ruolo patogenetico degli autoanticorpi verso la laminina γ1 non hanno dato al momento risultati convincenti (Koga et al, 2013).

 

Diagnosi del pemfigoide anti-p200

Per confermare il sospetto di pemfigoide anti-p200, dopo un’iniziale valutazione delle caratteristiche cliniche del caso, il medico può prescrivere una biopsia cutanea per i test di laboratorio, cioè il prelievo di un piccolo campione di cute interessata dalla lesione. Solitamente sono osservabili un distacco con bolla subepidermica ed un accumulo di neutrofili nel derma papillare (Rose et al, 2007). L’istopatologia non è però sufficiente per differenziare il pemfigoide anti-p200 dagli altri pemfigoidi per cui è necessario ricorrere ad ulteriori indagini diagnostiche, quali l’immunofluorescenza diretta che mostra un deposito lineare di IgG e/o una componente del complemento (C3) lungo la giunzione dermo-epidermica (Dilling et al, 2007).

Più sensibile e informativo è il saggio di immunofluorescenza indiretta su cute separata. Si tratta di separare il derma dall’epidermide tenendo la cute immersa in soluzione salina per 48 ore. Questa cute separata permetterà di evidenziare il legame degli autoanticorpi sul versante dermico confermando la diagnosi di pemfigoide anti-p200. Di recente è stato proposto un marcaggio della cute del paziente con anticorpi verso il collagene IV per comprendere se la bolla si formi a livello della lamina densa con marcaggio nel tetto della bolla (diagnosi di epidemolisi bollosa acquisita) o in lamina lucida con marcaggio nel pavimento della bolla (diagnosi di pemfigoide anti-p200) (García-Díez et al, 2017).

Un’indagine di diagnostica avanzata a disposizione di centri specializzati si basa su western blotting con siero di pazienti su estratti dermici umani che contengono la laminina γ1. L’identificazione di una banda relativa alla proteina da 200 kDa costituirà conferma del sospetto diagnostico (Zillikens et al, 1996). Di recente è stata prodotta la porzione C-terminale della laminina γ1 che ha permesso di sviluppare un saggio basato su immunoadsorbimento legato ad enzima (ELISA), che, quando disponibile in commercio, renderà più semplice la diagnosi di pemfigoide anti-p200 (Groth et al, 2011).

 

Trattamento farmacologico del pemfigoide anti-p200

Non è stata ancora definita una terapia standard per trattare i pazienti affetti da pemfigoide anti-p200 (Dilling et al, 2007; Rose et al, 2007). Nella maggior parte dei casi si utilizza l’approccio utilizzato per il pemfigoide bolloso. Nei casi più lievi e localizzati viene eseguito un trattamento topico a base di corticosteroide. In caso di malattia di grave entità vengono somministrati corticosteroidi sistemici quale il prednisone 0,5 mg/kg/die come monoterapia o in associazione con dapsone (1,5 mg/kg/die). Possono anche essere associati ai corticosteroidi doxiciclina, azatioprina o ciclosporina (Schmidt and Zillinkens, 2013). In alcuni casi sono state somministrate alte dosi di immunoglobuline per via endovenosa.

 

 

Prognosi del pemfigoide anti-p200

Il decorso del pemfigoide anti-p200 è variabile ma di solito ha prognosi benigna. Mentre alcuni pazienti restano in remissione dopo la riduzione graduale del farmaco immunosoppressivo (Zillikens et al, 2000), altri sperimentano ripetute recidive che richiedono un trattamento di mantenimento per mesi o anni (Egan et al, 2002; Shimanovic et al, 2005).

 

Sperimentazioni cliniche di nuovi farmaci in corso per la cura del pemfigoide anti-p200

 

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Glossario (clicca qui)

 

Referenze

 

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